la società dei devianti

martedì 10 marzo 2015

Bruno Vespa e l’elettrochoc

Bruno Vespa e l’elettrochoc


14042011di Piero Cipriano.

Lo so che non sta bene confessare di guardare Porta a porta, il soporifero programma che da qualche decade Bruno Vespa ci somministra quasi tutte le sere. Ebbene sì, ogni tanto mi capita di guardarlo. Che psichiatra sarei, se mi perdessi le performance dei miei colleghi che sanno sempre tutto sull’ultimo omicida, o femminicida, o infanticida, o pluriomicida, eccetera.
L’altra sera, però (24 febbraio 2015), si parlava di psicofarmaci ed elettrochoc. Per cui non potevo cambiare canale. Una schiera di personaggi celebri vittime del male oscuro, da Italo Cucci, padre di un figlio depresso, a Giuliana De Sio, lei stessa gravemente depressa, a Remo Girone, depresso, a Lando Buzzanca, che una sola volta esasperato dal regista e dalla canicola si ritrovò in una vasca da bagno sul punto di farla finita, a Roberto Gervaso, depresso ricorrente.
Esordisce Italo Cucci, che io ricordavo direttore del Guerin Sportivo, in realtà padre di un figlio depresso, che le ha provate tutte, gli psicologi non funzionano, chiarisce subito, quasi a voler eliminare sin da subito la chance della parola o della relazione, ma i farmaci nemmeno, finché, grazie a Giovanbattista Cassano, l’elettrochoc l’ha guarito. Così, almeno, lo spettatore è portato a credere. Ci ha scritto perfino un libro, Italo Cucci, insieme al figlio, sulla terapia elettrica. Poi però continua, e ci dice che il figlio continua a parlare con l’aldilà, e che deve prendere farmaci, eppure, insiste, l’elettrochoc è stato miracoloso. Non si capisce il miracolo quale sia stato.
Interviene Remo Girone, tra l’altro interprete di Franco Basaglia in un non memorabile film di Silvano Agosti dedicato allo psichiatra padre della legge 180, e confessa che quando era agli inizi della sua carriera aveva una sorta di paura prestazionale di interpretare un determinato ruolo, per cui andò in depressione, dovette prendere dei farmaci, finché non parlò con Mario Tobino, il famoso scrittore nonché psichiatra del manicomio di Maggiano, che gli suggerì di lasciar perdere gli psicofarmaci, anzi, volendo era meglio fare l’elettrochoc. Così Tobino. Prova ne sia, continua Girone, che nella casa di cura in cui fu ricoverato c’era un ragazzo, che stava molto male, a cui il medico consigliò gli elettrochoc. Lo incontrò di nuovo, quel ragazzo, a distanza di anni: e stava bene! (dunque anche per Girone l’elettrochoc funziona).
Invece gli interventi di Giuliana De Sio e Roberto Gervaso sono più mirati a perorare la causa degli psicofarmaci, entrambi si dichiarano depressi maggiori, entrambi sostengono che solo gli psicofarmaci sono la cura.
Conferma il tutto l’esperto della serata, il professo Alberto Siracusano, secondo cui i farmaci attuali sono diversi (meglio) dei farmaci dei tempi di Basaglia e Tobino, anzi, un recente studio afferma che gli psicofarmaci sono perfino più efficaci degli antibiotici. E l’elettrochoc? Che ne pensa Siracusano dell’elettrochoc? In casi di rara gravità, come la depressione catatonica, è una terapia efficace.
Bene. Lo spot, signori, è servito. Ora sapete, italiani, come regolarvi in caso di grave depressione: niente parole, niente relazione, niente ascolto, niente servizi pubblici, niente centri di salute mentale, macché!, due cose ci bastano: pillole ed elettrochoc!

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